Washington regala armi ai narcos e perde il controllo del confine messicano

L’operazione “Fast and Furious” ha iniziato a puzzare di marcio quando nel dicembre del 2010 l’agente della polizia di frontiera Brian Terry è finito sotto il fuoco di una banda armata vicino a Rio Rico, in Arizona. Terry e i suoi colleghi stavano cercando di difendere un gruppo di immigrati clandestini dall’assalto dei banditi che imperversano lungo il confine militarizzato fra Stati Uniti e Messico quando una sventagliata di Ak-47 ha scaraventato l’agente nella polvere. Qualche ora più tardi è morto in ospedale.
Immagine di Washington regala armi ai narcos e perde il controllo del confine messicano
Quello di Terry sarebbe un episodio tragicamente normale nella guerra della droga al confine se non fosse per il numero di serie del fucile che lo ha ucciso: i poliziotti che hanno indagato sul caso hanno scoperto che l’arma apparteneva a un lotto di artiglieria deliberatamente donata dal governo americano ai più sanguinosi criminali che gestiscono l’anarchia del narcotraffico oltre confine.
Gli oltre duemila fucili automatici fatti penetrare in Messico da agenti americani sotto copertura dovevano servire a monitorare i movimenti degli uomini di alto rango dei cartelli del traffico, saltando in un colpo solo tutta quella fascia di pesci piccoli che bloccano la maggior parte delle indagini sul nascere. Così era nata l’operazione “Fast and Furious”, delicatissima strategia di infiltrazione fra le linee nemiche ben introdotta da un cavallo di troia con canna, calcio e caricatore. Qualcosa però è andato storto. Il dipartimento di Alcol, tabacco, armi da fuoco ed esplosivi – che gestiva l’operazione – ha perso il controllo delle armi che aveva messo in circolo, i fucili hanno preso a passare di mano in mano negli ambienti più sordidi della malavita messicana e gli agenti sotto copertura, forse troppo pochi per gestire il complicato meccanismo, hanno iniziato a brancolare nel buio.
Oltre al caso di Terry, altre undici sparatorie sono state commesse con le armi benedette dall’Amministrazione Obama senza che gli uomini del governo ricavassero la benché minima informazione sugli uomini che contano nella rete del narcotraffico messicano. E’ per questo che il capo del dipartimento, Ken Melson, è stato eufemisticamente trasferito all’ufficio delle politiche legali del dipartimento di Giustizia, posizione oscura che ha tutta l’aria di fungere da parcheggio sicuro per un dirigente ormai troppo esposto alle conseguenze di un fragoroso fallimento. Assieme a Melson se n’è andato anche il più alto giudice federale in grado in Arizona, Dennis Burke: “E’ arrivato il momento di andarsene”, ha detto martedì sera ai cronisti senza entrare nel dettaglio della decisione. Burke non ha citato l’operazione “Fast and Furious”, né ha parlato di una richiesta di dimissioni da parte del procuratore generale, Eric Holder. Il giudice dell’Arizona è una delle figure più in vista del Partito democratico nello stato di Phoenix e prima di passare di grado era stato il capo di gabinetto dell’ex governatore Janet Napolitano, ora segretario per la Sicurezza nazionale.
Ora l’imbarazzo dell’operazione si trasferisce al dipartimento di Giustizia di Washington, apparato martoriato da una lunga serie di sconfitte legali. Le falle di “Fast and Furious” sono state scoperte da Darrell Issa, il grande inquisitore del Congresso incaricato di sollevare tutti i tappeti dell’Amministrazione per trovare qualche segreto inconfessabile. Di fronte alle sue continue richieste di documenti e prove, gli uomini di Obama hanno sempre risposto con solerzia impeccabile, tranne nel caso “Fast and Furious”.
Hanno traccheggiato, si sono schermiti accusando Issa di foga eccessiva nel tallonare l’Amministrazione. La reticenza ha naturalmente infuso nuovo vigore nell’inquisitore, che ha richiesto interrogatori e testimonianze, arrivando a scoprire che quegli oltre duemila fucili non erano tragicamente sfuggiti al controllo del dipartimento e penetrati nel poroso confine messicano, ma erano stati deliberatamente forniti ai narcotrafficanti e colpevolmente finiti fuori controllo. Lo spostamento strategico di Melson e le dimissioni di Burke sono soltanto l’aperitivo dell’ennesimo imbarazzo legale dell’Amministrazione.